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Cancro alla prostata: attenzione ai grassi ‘cattivi’

Roma, 19 gennaio 2018 – L’eccessivo consumo di grassi ‘cattivi’, presenti nella carne e nei formaggi, contribuisce alla diffusione del cancro alla prostata e alla formazione di metastasi. Tuttavia l’assunzione di farmaci contro l’obesità può arrestare tale processo. A scoprirlo sono due ricerche pubblicate su Nature Communications e Nature Genetics, che mettono in luce il ruolo dei fattori genetici e del regime alimentare nella neoplasia. La crescita del tumore alla prostata in genere risulta piuttosto lenta ma precedenti studi hanno suggerito che gli uomini che seguono una ‘dieta occidentale’ hanno un rischio due volte e mezzo più elevato di morire di questa neoplasia rispetto a quelli che seguono una dieta più ricca di frutta e verdura. I ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (Bidmc) della Harvard Medical School di Boston, guidati da Pier Paolo Pandolfi, hanno mostrato che il rischio di progressione del tumore alla prostata è strettamente collegato alla riduzione di due geni oncosoppressori, PTEN e PML: la loro assenza altera infatti il metabolismo della cellula facendo aumentare la produzione di lipidi, o grassi. Si sono quindi concentrati sul ruolo del grasso nel favorire le metastasi del tumore alla prostata, notando però che i topolini di laboratorio non costituivano un buon modello di studio perché presentavano una malattia poco aggressiva. Hanno ipotizzato che fosse l’alimentazione a proteggerli: i topini mangiano infatti essenzialmente vegetali. Hanno pertanto provato a introdurre nella loro dieta i grassi saturi, come quelli di cheeseburger e patatine fritte e, per la prima volta, sono comparse metastasi anche in topi con tumori ‘indolenti’, ovvero non metastatici.

 

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